Non siamo tutti pronti ad andare da uno specialista per un problema che avvertiamo solo poche volte.

Piuttosto vogliamo soluzioni immediate alle nostre piccole difficoltà pratiche di ascolto.

Eccole.

La Tv

Non comprendiamo la televisione? 

Premesso che è la situazione più difficile per chiunque, perché i programmi non sono più quelli di un tempo, curatissimi nel sonoro, e che certe volte dipende dalla trasmissione o dall’audio del televisore, c’è qualcosa che possiamo fare per migliorarlo.

Se accostiamo l’orecchio alla tv, riusciamo a capire meglio? Allora possiamo fare l’inverso: avviciniamo l’altoparlante della tv al nostro orecchio.

Come? La prima opzione, non l’unica, è di acquistare una cuffia. Ce ne sono di tutti i tipi, con e senza filo, con il volume o fisse, pesanti o leggere. Tutte in qualche misura ci aiutano a sentire meglio i dialoghi senza costringerci ad alzare troppo il volume.

Una seconda soluzione è di porre vicino alla nostra postazione un altoparlante in più, che può aggiungersi o sostituire le casse del televisore. 

Nei vecchi apparecchi a schermo catodico infatti i diffusori audio erano dei coni la cui acustica risaltava. Oggi invece i moderni televisori a schermo piatto usano una tecnologia che per problemi di spazio rivolge verso la parete di fondo il suono da altoparlanti sottili privi di colore sonoro.

Per fare la prova le casse audio del computer andranno benissimo, e qualunque nipote oggigiorno può aiutarci a piazzarle vicino al nostro divano. Alcune possono anche regolare tono e volume.

Chi ha un sistema Home Theater può usare quello. Deve solo avvicinarlo alla sua poltrona.

Non dimentichiamo le comodissime casse Bluetooth, in vendita praticamente ovunque (le hanno anche i venditori tra gli ombrelloni al mare). Nate per amplificare la musica del cellulare, si rendono utili in casa se si ha una tv con trasmissione Bluetooth (Smart tv), oppure acquistando un semplice trasmettitore che trasformi l’audio dalla presa di cuffia in segnale wireless per questi altoparlanti. Molti dispongono di vari sistemi di collegamento, anche tramite la Scart, uscite RCA, o sistema ottico. Il solito nipote ci aiuterà.

La messa

Ho sempre sostenuto che i preti, per il semplice fatto di essersi fatti preti, parlino con quel tono aulico, da predica, quasi con l’eco. Ma al di là delle mie credenze personali la voce in chiesa è un problema diffuso.

Dipende in gran parte dall’acustica architettonica dell’ambiente grande della navata, con riverberi ed echi dovuti alle pareti ampie e lisce, al soffitto alto, alla mancanza di tende e arredi e in generale alla forma delle chiese (oltre alla voce del prete).

Non ci sono soluzioni valide ovunque, ma ho notato che spesso conviene sedersi vicino alle colonne dove sono quei  caratteristici altoparlanti stretti e lunghi, piuttosto che ai primi banchi.

Mentre al centro dipendiamo dalla lettura labiale di quanto dice il sacerdote, di cui sentiamo la voce rimbombante ma non distinguiamo con precisione le parole, mettendoci vicino al diffusore riduciamo la distanza dalla fonte sonora, sopprimendo una parte degli echi e delle riflessioni delle pareti.

Non dimentichiamo che la messa è un momento ripetitivo, in cui vengono dette sempre le stesse formule che ormai conosciamo bene. Per le letture, se possiamo, cerchiamo quei foglietti con il testo. Non è sicuramente peccato. Un po’ come guardare un film con i sottotitoli.

Le palestre e i palazzetti dello sport soffrono dello stesso problema di acustica delle chiese, ma lì solitamente non ci sono discorsi da seguire.

Il ristorante

Il vero ambiente difficile è il locale dove sono tante persone che parlano, c’è il rumore delle stoviglie, si sente una musica, e vorremmo chiacchierare con chi ci accompagna.

Beh, lì è veramente difficile avere chiarezza di ascolto.

Non vogliamo ricorrere ad un apparecchio acustico? Ok. Allora scegliamo sempre se si può un tavolo lontano dalla confusione, fuori, se fa caldo. Sediamoci accanto al nostro accompagnatore, o nel posto frontale. Cerchiamo luoghi illuminati, per vederlo bene in viso. Questo è ancora più valido se siamo in tanti.  

Faremo ricorso alla nostra memoria, se già in passato abbiamo parlato di argomenti simili.

E non preoccupiamoci troppo. Ricercatori hanno studiato che udire il 40% delle sillabe è più che sufficiente per seguire qualsiasi discorso.

Ho detto banalità? No. Sono consapevole che maturare la decisione di farsi vedere da qualcuno per i propri problemi di udito richiede tempo. E’ una accettazione difficile per tanti motivi. 

Io l’ho avuta per gli occhiali. Ho acquistato almeno dodici paia di occhiali di plastica da quattro soldi, prima di andare da uno specialista. Li perdevo, si rompevano, non davo loro importanza, e facendo la somma con gli stessi soldi potevo quasi acquistare un discreto occhiale. Ma non potevo guidarci, non mettevo a fuoco la persona di fronte, al computer avevo una postura da imbecille con la testa all’insù perché dovevo tenerli sulla punta del naso altrimenti mi davano fastidio, e respiravo male. Ho inventato scuse, che mi stringevano, i segni sulle narici, che non potevo girarmi se andavo in bici e altre stupidaggini.

Oggi metto gli occhiali se nel cuore della notte devo guardare l’ora della radiosveglia anche se ha caratteri grossi che vedrei comunque. E’ diventata una parte di me. Afferrato il concetto?

bruno odoardi
bodoardi@gmail.com
Audioprotesista pediatrico, in attività dal 1980

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