Il tubetto in plastica trasparente degli auricolari su misura ha il compito di convogliare il suono dalla curvetta dell’apparecchio acustico al condotto uditivo del paziente.

Deve rimanere morbido perché l’auricolare garantisca una buona tenuta rimanendo in sede nel condotto anche durante la masticazione, i sorrisi e le rotazioni della testa,

I movimenti facciali e della mandibola infatti tendono a provocare deformazioni del canale auricolare che spingono l’impronta verso l’esterno, causando in alcuni casi lo sfiato del suono amplificato sotto forma di fischio (feedback acustico o effetto Larsen).

Ma il materiale polimerico di cui sono fatti i tubetti, con il tempo e a contatto con la pelle tende ad irrigidirsi e a ritirarsi, diventando così esso stesso motivo di spostamento del calco dalla corretta posizione. A volte diventando duro si accorcia, e tende a far rimanere l’auricolare più esterno del dovuto, oppure provoca indolenzimento nel punto in cui si accavalla al padiglione.

Perciò periodicamente è necessario procedere alla sua sostituzione. 

Tra l’altro il tubo viene incollato all’interno dell’auricolare, ma ritirandosi col tempo può staccarsi dal foro, ed è poi difficile reinserirlo.

Infine sudore, uso di cosmetici e tinture per capelli possono far assumere al tubetto una colorazione giallognola poco gradevole da vedere.

Stringendo il tubicino tra le dita è possibile saggiarne la durezza, e decidere se è ora di cambiarlo anche se non si è deformato.

La prima cosa da fare è staccare l’auricolare dalla curvetta.

Non bisogna strattonare reggendo il corpo dell’apparecchio acustico, ma occorre mantenere energicamente la curvetta il più possibile vicino al punto in cui il tubetto è agganciato, per evitare danni dove è innestato.

Se il tubicino non si stacca facilmente, continuando a tirarlo si rischia di allungarlo. Così perderemo il riferimento della sua lunghezza, necessario se il portatore non è presente ma l’apparecchio ce lo ha consegnato un famigliare per fare manutenzione. Sarà meglio ammorbidire la zona dove il tubetto non si stacca, scaldandola brevemente sulla fiamma di un accendino, a qualche centimetro di distanza per non scioglierla.

Poi si dovrà staccare il tubetto da dentro il calco. A volte verrà via facilmente, specialmente se è indurito e ridotto di diametro perché invecchiato. Altre volta occorrerà insistere nel tirarlo con movimenti circolari per favorire il distacco dalla parete interna del foro.

Ci si potrà aiutare con un piccolo cacciavite, del tipo da ottico, inserendolo tra tubo e foro dalla punta dell’auricolare.

È possibile che il tubo si spezzi e rimanga nel foro un pezzo ancora morbido e ben incollato. Il cacciavite infilato nell’intercapedine tra tubo e foro ci aiuterà a staccare delicatamente lo spezzone. Un po’ di benzina rettificata fatta colare con un pennellino nel foro favorirà il distacco della colla. Soluzione estrema, un trapanino da bricolage con una punta da 3 mm usato a velocità ridotta riesce a togliere ogni residuo di tubo e di colla senza rovinare il foro. La benzina rettificata si trova in farmacia o nei ferramenta. Può essere usata in alternativa della trielina, o un altro smacchiatore o solvente liquido che abbia la stessa volatilità. Sconsigliate acquaragia e simili, che lasciano residui oleosi.

Una volta tolto il tubetto e i suoi residui, occorre pulire l’interno del foro con una piccola lima tonda detta a coda di topo, oppure con uno scovolino da pipa di quelli con le setole dure, reperibile in alcune tabaccherie, sempre aiutandosi con la benzina rettificata.

Ora tagliamo dalla matassa di tubetto nuovo un piccolo spezzone di una dozzina di centimetri, se non ne abbiamo di già pronti. Dovremo piegarlo ad U con l’aiuto dell’accendino.

Con una mano terremo fermo l’accendisigari acceso mentre con l’altra passeremo avanti e indietro il tubetto tenuto orizzontale a poca distanza sulla fiamma, che scaldando la zona centrale la piegherà.

Occorre fare attenzione a non indugiare troppo sul fuoco, per non rischiare di bruciare il tubetto, o di avere un repentino riscaldamento di una zona troppo concentrata che poi si piega bruscamente lasciando una curva troppo acuta e con uno schiacciamento al vertice che forma una specie di lente. In quel punto si produce una strozzatura e potrebbe facilmente concentrarsi la condensa, fatta di goccioline di umidità che spesso otturano il tubetto.

Ora con le forbici si dovrà tagliare in obliquo una delle due estremità della nostra U, per facilitare l’introduzione del tubo nel foro.

Il taglio dovrebbe essere di circa 3 centimetri, cioè appena superiore alla lunghezza dell’auricolare, così da spuntare dal lato opposto, la punta, ed essere tirato comodamente.

Evitare di creare bordi spezzettati. Se il taglio è dritto e uniforme l’inserimento sarà più semplice.

Il tubetto va introdotto fino a quando il lato libero della U si posiziona a novanta gradi rispetto al foro. Occorre che sia orientato verso l’alto, tenendo conto che la posizione verticale dell’auricolare è indicata dall’aletta inferiore, se presente, la quale deve restare in posizione orizzontale. Se si tratta di un secret-ear o di un koki, il tubicino dovrà puntare verso il rostro superiore.

Non ho descritto finora l’uso della colla, perché nella mia esperienza conviene applicarla dopo, utilizzando quei collanti che hanno un ago per spremere il collante tra tubo e foro introducendolo dal lato della punta. Vale a dire che si piega di lato il tubetto che eccede dalla punta dell’auricolare, creando uno spiraglio per infilare l’ago. Facendo attenzione a non bucare il tubetto, si spinge l’ago fino alla prima ansa dell’auricolare, e si spreme fuori il prodotto via via che si estrae l’ago. si ripete l’operazione piegando il tubetto dal lato opposto. Infine si cerca di far espandere la colla tirando qua e là il tubetto. Si pulisce l’auricolare dalla colla in eccesso, con una salvietta. Vanno bene quelle imbevute.

Si lascia riposare un po’, perché la colla faccia un minimo di presa, poi si taglia il tubetto dal lato della punta con un taglierino dalla lama affilata o con un tronchesino con il taglio a filo. In emergenza anche un tagliaunghie può andare bene. Passando il dito ci assicuriamo che non spunti dal foro nessuna asperità di un tubetto tagliato male.

L’ultima operazione consiste nel far indossare al portatore l’apparecchio acustico, assestarlo bene a cavallo del padiglione e inserire l’impronta nell’orecchio, con il tubetto lungo che si accosta alla curvetta. Bisogna tagliare il tubetto tre millimetri al di sopra della fine della curvetta, per avere lo spazio sufficiente a infilarlo con un margine che garantisca che non si sfili una volta inserito.

Se la curvetta è sfilacciata o manca la parte finale, quella con il bordo ingrossato per trattenere il tubetto, e non sia possibile sostituirla con una nuova, lasciate un margine più lungo di tubo e infilatelo maggiormente, anche un centimetro. L’elasticità del materiale sarà sufficiente a trattenerlo stabilmente.

Esiste anche una pinza speciale che permette di allargare il bordo del tubetto per facilitare l’inserimento. Torna molto utile quando si usa un tubo anticondensa, che ha uno spessore maggiore di quelli normali e quindi risulta più duro del solito.

Il tubetto per auricolari ha in genere un diametro esterno di 3,3 mm ed uno spessore ridotto. Può accadere che al suo interno si formi una sorta di nebbiolina per condensa dell’umidità, a causa del contrasto tra la temperatura a contatto con la cute e la temperatura esterna. Questo si verifica per esempio in estate, quando ci si accalda molto, oppure in inverno, passando dalle case riscaldate al freddo esterno e viceversa. Un modo di ovviare al problema, se accade frequentemente, è di adoperare un tubetto con la parete più spessa, detto appunto anticondensa.

Vale sempre, per liberare il tubetto dalle goccioline di umidità, la classica mossa del termometro. Si afferra saldamente con pollice e indice l’apparecchio acustico là dove termina la curvetta, con l’auricolare penzoloni. Si da poi un colpo secco verso il basso, come se dovessimo abbassare il livello di un termometro. L’acqua uscirà dal tubo e dall’auricolare.

Altrettanto valido è dare dei colpetti al calco con il dito, nel gesto che si fa per tirare una biglia l’estate al mare. Anche in questo caso le goccioline fuoriescono. Esistono dei fili rigidi con la parte centrale in spugna che consentono di liberare perfettamente qualsiasi tubetto.

Se la nebbiolina non viene rimossa, con i movimenti le microscopiche goccioline tendono a unirsi  in gocce più grandi, e successivamente in un’unica grande goccia, che occupa l’intero diametro del tubetto e non fa passare più il suono liberamente. Spesso il portatore della protesi avverte che la voce comincia ad essere distorta, e a sentire una specie di gorgoglio, finchè tutto si attutisce moltissimo o resta muto.

Anche il diametro ridotto perché il tubetto è vecchio, o la presenza al suo interno di residui come il cerume, tendono a favorire la condensa.

Accade a volte che il tubo vecchio rimaneva ben posizionato e manteneva stabile l’apparecchio acustico, mentre il tubo nuovo oscilla e tende ad assumere una posizione sbagliata.

Col tempo il calore stesso della pelle farà piegare il tubetto fino a rimanere ben aderente. Si può anche aiutare a raggiungere prima la sagoma giusta curvando il tubo con l’aiuto di un accendino (sempre attenti a tenerlo lontano abbastanza per non sciogliere tubo e curvetta).

Qualche volta un auricolare ormai vecchio e non più a tenuta tende a scivolare fuori e a provocare il fischio. Una soluzione può consistere nel sostituire il tubetto lasciando un cosiddetto gomito. La curva ad U non viene trascinata interamente nel foro, ma ne viene lasciato ancora un piccolo tratto appena fuori, cosicché il calco non venga tirato all’esterno ma al contrario tenda a restare nel condotto.

In un altro articolo parleremo dei vari tipi di auricolare, dei materiali e delle ventilazioni.

bruno odoardi
bodoardi@gmail.com
Audioprotesista pediatrico, in attività dal 1980

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