In questi tempi difficili in cui non sappiamo come evolverà la situazione in futuro, per i portatori di apparecchi acustici, che sono tanti, è utile sapere qualcosa in più su come mantenere efficienti i propri dispositivi.

 L’apparecchio si è fermato

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, se l’apparecchio è totalmente muto nella maggior parte dei casi il problema è semplice da risolvere. In questi tempi difficili in cui non sappiamo come evolverà la situazione in futuro, per i portatori di apparecchi acustici, che sono tanti, è utile sapere qualcosa in più su come mantenere efficienti i propri dispositivi.

 Due sono i casi più frequenti: l’alimentazione e l’ostruzione.

La pila

La batteria è carica? Da sempre c’è un metodo semplice per verificarlo: tenere l’apparecchio acceso nel cavo della mano, chiusa a conca o a pugno. Se si sente un suono, un piccolo fischio, anche solo per un istante, allora la pila è carica.

Se non c’è suono e avete due apparecchi e l’altro funziona, provate a scambiare la pila con la protesi dell’altro orecchio per verificare se si tratti della pila o dell’apparecchio. Ovviamente se resta muto il problema non dovrebbe essere la batteria.

Tenete sempre presente che le pile arrivate alla fine, se riposano un po’, tipo con lo spegnimento notturno, alla riaccensione possono funzionare ancora alcuni minuti e dare l’impressione di essere buone, salvo poi abbandonarvi del tutto. Vanno ovviamente sostituite.

Tappato

L’altro problema che affligge gli apparecchi è l’ostruzione da cerume.

Lo dico spesso: il cerume non è una malattia. E’ una produzione naturale a protezione del condotto uditivo. Ma si forma quasi allo stato di vapore acquoso e riesce a penetrare ovunque, anche nei forellini più piccoli.
Poi si rapprende e diventa quella sostanza appiccicosa come il miele e densa come una marmellata, se non addirittura secca e dura.

Il cerume tende a sporcare e ostruire la parte dell’apparecchio acustico che entra nel condotto uditivo. Se si tratta del tubetto classico potete osservare che la punta dell’auricolare appare chiusa da un tappino marrone di cerume al centro del tubo. Potrete rimuoverlo con uno straccetto inumidito (va benissimo la carta igienica con una goccia di acqua o di Citrosil, o le salviette imbevute per la pulizia dei bambini). Se non è sufficiente, provate a perforare delicatamente il cerume con un ago o spillo, con un gesto “a cucchiaio” per cercare di estrarne quanto più possibile. Controllate se nella scatola dell’apparecchio ci sia un apposito attrezzo con una punta metallica arrotondata a occhiello. E’ proprio questo lo scopo di quello strumento, raccogliere il cerume senza forare il tubetto, pulendo su una pezzolina tutto quello che si estrae.

I vecchi clienti usavano la cruna di un ago.
Da evitare la manovra eseguita con uno stuzzicadenti. Mi è capitato più volte di dover estrarre pezzetti di legno che peggioravano la situazione anziché risolverla.

Un altro motivo di occlusione può essere la condensa. Piccole goccioline di acqua si uniscono all’interno del tubetto e formano una bolla di acqua che tappa completamente il passaggio del suono.

Osservate sempre attentamente il tubetto, e se vedete due righe che lo attraversano (fanno pensare alla bolla di una livella) potete far fuoriuscire la goccia scuotendola con dei colpetti sull’auricolare, come quando giocavate a biglie sulla sabbia.
Talvolta una goccia all’interno dell’impronta non si vede. Anche in questo caso ricordo il metodo dei vecchi clienti che usavano un ago. Infilato un pezzo di filo, lo avvolgevano a spirale  intorno alla cruna e lo inserivano nel tubetto. Il filo si impregnava del liquido e liberava il tubo.

I filtri

Un caso a parte sono gli apparecchi in cui il ricevitore è introdotto nel canale uditivo, i RITE e simili, oppure gli endoauricolari.

In questi casi l’altoparlante (il ricevitore) è protetto da filtri anticerume che vanno sostituiti.
Se non avete i ricambi, o se nessuno vi ha insegnato ad usarli, potete provare a rimuovere innanzitutto la cupolina di silicone, se non c’è l’impronta  su misura (il mould). E’ solo infilata sul ricevitore, a pressione, come un cappuccio. E’ fatta di un materiale indeformabile, per cui potete pulirla strofinandola energicamente con uno straccetto umido. E’ anche possibile “spremere” via il cerume schiacciando con forza la cupolina (il dome) dentro uno scottex o carta igienica. Va bene anche una goccia di acqua o citrosil. Non consiglio l’alcool, che tende a rovinare il materiale.

C’è sempre un filtro a proteggere il ricevitore. Di solito appare come un cerchietto bianco infilato in punta. E’ una sorta di minuscolo bicchierino con dei forellini sul fondo che ricorda in miniatura la piletta del lavandino.
Potete cercare di liberarlo dal cerume con la punta di uno spillo, con attenzione per non bucarlo. Se non ci riuscite, un rimedio estremo è di aprire uno spiraglio perforandolo senza andare troppo in profondità, giusto fino a quando ci sia la possibilità di rivolgersi al centro di assistenza. Oppure toglierlo del tutto, il filtro.
Si rischia ovviamente la rottura del delicato ricevitore, ma si sa che in emergenza si mette in conto il rischio.

L’ultima raccomandazione

Mai continuare a mettere nell’orecchio un apparecchio che non funziona. Rischiate di peggiorare una rottura all’inizio rimediabile, ma oltretutto tenere l’orecchio occluso vi toglie anche quel po’ di aiuto dato dall’orecchio naturale, per quanto ipoacusico.

Altri spunti su http://odoardibruno.it/
Se volete farmi domande scrivetemi a bruno@odoardibruno.it

bruno odoardi
bodoardi@gmail.com
Audioprotesista pediatrico, in attività dal 1980

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